giovedì 14 aprile 2011

Marco Panara: la cultura come motore della nuova economia

Quante volte vi siete chiesti cosa sta succedendo all'economia? Quante volte, mettendo mani al portafogli, avete stramaledetto la crisi economica, chiedendovi dove andremo a finire? Marco Panara, economista e giornalista di Repubblica, risponde a molte di queste domande in un libro che sarà presentato il prossimo sabato, 16 aprile, alle Officine Cantelmo di Lecce, in occasione dell'inaugurazione della nuova mediateca. L'autore, lucido interprete del malessere di questo Paese, dialogherà con i presenti e con gli ospiti dando prova di come, in fondo, l'economia non la si debba solo subire, ma la si può anche comprendere.

Il suo è infatti un saggio che si legge come un romanzo. Si chiama "La malattia dell'occidente- perché il lavoro non vale più", ed è pubblicato con Laterza.

Lavoro, democrazia, cultura sono le parole chiave del giornalista di Repubblica che da tempo si occupa di economia, curando anche l'inserto 'affari e finanza'. Le cause della crisi economica, le difficoltà dei precari, le frustrazioni e le difficoltà delle giovani generazioni. Ma anche le contraddizioni del Capitale, la miopia di alcuni imprenditori e le responsabilità della classe dirigente e dei sindacati. Ce n'è per tutti, insomma, nelle 150 pagine del libro, che fotografa con lucidità l'epoca contemporanea, senza perdere di vista la storia, a partire dalla Grecia, culla della democrazia occidentale.

Quando lo abbiamo intervistato ci ha colpito la sua estrema chiarezza, tipica di chi possiede la materia e non ha interesse a far sfoggio di specialismi. Ma non solo. Sorprendente è anche il suo ottimismo, insolito per chi pure fa un'analisi così inclemente del sistema finanziario. Ci crede, Marco Panara, e ci tiene a sottolinearlo che un'altra economia è possibile. Un'economia che, pur non rinnegando il sistema capitalistico e la globalizzazione, è però capace di mettersi in discussione e rigenerarsi, a partire dai propri errori. "È necessario, anzi indispensabile, che si cambi la rotta" - ci ha detto - "che si investa sulla cultura, anziché puntare ad inseguire l'obiettivo di abbattere i costi del lavoro. Così non si va da nessuna parte. Chi non lo capisce in tempi brevi è fuori dal mercato".

Si ha allora ragione ad aver paura dei nuovi mercati? La Cina, ad esempio, è davvero un fantasma da temere? La soluzione può essere l'esternalizzazione del lavoro? Si può pensare di salvare le aziende risparmiando sulla pelle dei lavoratori? E soprattutto, è pensabile una democrazia che non tuteli i diritti dei lavoratori? Voi cosa ne pensate?

Se avete voglia di capirne un po' di più, o dire la vostra, l'appuntamento con Marco Panara allora è per sabato 16 aprile, ore 16.30, alle Officine Cantelmo di Lecce. Introdurrà il prof. Nicola De Liso, ordinario di economia dell'Università del Salento. Dialogheranno con L'autore: Paolo Perrone, sindaco di Lecce; Raffaele Fitto, ministro per i rapporti con le Regioni; Enrico Letta, vicesegretario del Partito Democratico; Cosimo Casilli, della direzione nazionale del Partito Democratici.

Intanto un assaggio del libro:

"È la perdita di valore del lavoro, è la nuova povertà, quella che avanza nei paesi industrializzati, due fattori collegati strettamente tra di loro che stanno lacerando quel rapporto fondamentale per la democrazia che è il legame tra il lavoro e i diritti. La precarizzazione del lavoro e il suo impoverimento contengono in sé la minaccia, e spesso la prospettiva o la realtà della povertà, la quale minaccia rende diffusa l´accettazione di lavoro senza diritti. La necessità, o la paura della povertà, spinge a barattare un po´ di reddito con la rinuncia ai diritti collegati al lavoro e questa rinuncia automaticamente ci riporta indietro nel tempo, a un´epoca predemocratica, quando il lavoro era solo e semplicemente sudore in cambio di (poco) denaro"

Allora buona lettura! Vi aspettiamo!

Ps se avete voglia di ascoltare l'intervista con Marco Panara, lo potete fare al link:
Parte prima
Parte seconda

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