venerdì 24 dicembre 2010

Incontro con Antonio Caprarica


Martedì 28 dicembre alle ore 18,00 presso il Circolo Cittadino di Lecce il noto giornalista RAI Antonio Caprarica ci condurrà in un reportage alle origini della Nazione italiana in occasione della presentazione del suo ultimo libro “C’era una volta in Italia. In viaggio fra patrioti, briganti e principesse nei giorni dell’Unità” edito da Sperling & Kupfer.
Antonio Caprarica è un giornalista di successo e uno dei volti più noti dell'informazione italiana. Dopo aver lasciato la città di Lecce per conseguire la laurea in Filosofia presso l’Università “La Sapienza” di Roma, Caprarica ha iniziato la sua carriera giornalistica prima come commentatore di politica interna sulla carta stampata e poi come inviato e corrispondente del Tg1 in Medio Oriente, a Mosca, a Londra e a Parigi. La sua lunga carriera vanta anche la nomina di direttore del Giornale Radio Rai e di Rai Radio Uno dal 2006 al 2009.
Nella sua ultima creazione letteraria “C’era una volta in Italia” il giornalista leccese rende omaggio ai centocinquanta anni dell’Unità della penisola italiana raccontando il battesimo del Regno d’Italia a partire dal discorso di Vittorio Emanuele II fino alle vicende di uomini e donne che da quel momento in poi si sarebbero chiamati italiani. Il popolare volto dei servizi londinesi dei Tg Rai propone un’originale celebrazione dei centocinquanta anni dell’Unità d’Italia da inviato a ritroso nel tempo, ripercorrendo in lungo e in largo il Paese per verificare le reazioni della gente all’unificazione del regno.

“C’era una volta in Italia” è un reportage di cronaca, un servizio giornalistico. Caprarica in veste di inviato speciale delinea il volto della neonata Italia: i complotti napoletani con i fasulli garibaldini che si mettono in fila per ricevere la pensione dei combattenti; la nuova amministrazione calabrese che per assicurare l'igiene e la salute pubblica opta per mettere al bando i maiali; la guerra civile del sud tra i "briganti" e l'esercito dei "galantuomini", che si rivelano efferati torturatori, mentre altrove patrioti ignari di questa brutale realtà continuano a morire per riunire tutta la nazione e conquistare Roma, dove Pio IX mette a morte i "liberali" e ordina incursioni della polizia morale nelle alcove sospette di immoralità. Con la consueta vivacità il cronista raccoglie e registra le vicende di nobildonne uomini "di penna e d’azione" che vivono lungo lo stivale e compone un quadro completo e veritiero dell’Italia nei suoi primi mesi di vita.
Se siete incuriositi dalla trama del nuovo libro del giornalista leccese non perdete l’appuntamento di martedì presso il Circolo Cittadino. L’evento è organizzato dal Soroptimist Club di Lecce, dal Rotary Club di Lecce, dall’Associazione Donne Lettrici di Lecce
insieme con Liberrima, la libreria diffusa.



1 commento:

  1. Non ho letto il libro ma sono rimasto deluso dalla presentazione fatta dall'autore che stranamente sembrava voler difendere le ragioni del nord quasi denigrando o ridicolizzando quelle del sud. Certo la ferrovia costruita dai Borboni era solo di 8 km ma è pur stata la prima e il Nord non ne aveva affatto. E' verosimile che la cassa del mezzoggiorno è stata male utilizzata dai meridionali ma che gli industriali del nord se ne servissero a loro vantaggio è stato quantomeno immorale. Probabilmente i Borboni (la connivenza con le mafie per scopi soprattutto elettorali fu un orientamento molto evidente di Giolitti, detto appunto "ministro della malavita") non hanno governato bene ma il Sud affondava le sue radici nella Magna Grecia ... e poi c'è stato il regno dei Normanni (unico in tutta Europa) e Federico II accumulando cultura e ricchezze che si sono tradotti in un'artigianato e agricoltura fiorenti sistematicamente e deliberatamente (vedi guerra delle tariffe) distrutti a vantaggio degli interessi dell'industria (finanziata dalle banche a loro volta finanziate dallo stato e quindi con i soldi di tutti) del Nord.
    Evviva l'unità d'Italia in sintonia con le tesi dell'autore ma restituendo dignità alla verità storica "in toto" e non trascurando il sacrificio delle donne del Sud che hanno condiviso insieme ai loro uomini la sofferenza di quella che lo stesso Caprarica ha definito rivolta contadina e non già becero brigantaggio.

    Antonio B.

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