lunedì 21 giugno 2010

Saramago, una vita per la scrittura


José Saramago è stato un grande pensatore, una persona vera che ha sempre detto e scritto ciò che riteneva opportuno dire.
In ottantasette anni di vita ci ha consegnato un patrimonio vastissimo fatto di opere che hanno segnato la letteratura internazionale. Oltre ai suoi scritti Saramago ci lascia in eredità un grande insegnamento: non avere mai paura delle proprie convinzioni.
Saramago era un classico già in vita, un uomo straordinario per semplicità e profondità, che continuava ad avere una carica di passione civile anche nel declinare brutale delle forze.
Nel 1947 pubblica il suo primo romanzo, Terra del peccato. Negli anni sessanta Saramago diventa uno dei critici più seguiti del Portogallo nella nuova edizione della rivista "Seara Nova" e nel '66 pubblica la sua prima raccolta di poesie I poemi possibili.
Diventa direttore letterario e di produzione per dodici anni di una casa editrice e dal 1972 al '73 è curatore del supplemento culturale ed editoriale del quotidiano “Diario de Lisboa”.
Sino allo scoppio della Rivoluzione dei Garofani, nel '74, Saramago vive un periodo di formazione e pubblica poesie (Probabilmente allegria, 1970), cronache (Di questo e d'altro mondo, 1971; Il bagaglio del viaggiatore, 1973; Le opinioni che DL ebbe, 1974) testi teatrali, novelle e romanzi.
Nel 1975 Saramago diventa vice direttore del quotidiano “Diario de Noticias”, con la sua penna animata da un pensiero originale e coerente libera la narrativa portoghese dai complessi precedenti e dà l'avvio ad una generazione post-rivoluzionaria.

Nel 1977 lo scrittore pubblica il lungo romanzo Manuale di pittura e calligrafia e nell'ottanta Una terra chiamata Alentejo. Ma è con Memoriale del convento del 1982 che ottiene il grande successo. Un successo confermato nei suoi scritti L'anno della morte di Riccardo Reis e La zattera di pietra che ottengono numerosi riconoscimenti.
Gli anni Novanta lo consacrano sulla scena internazionale con L'assedio di Lisbona e Il Vangelo secondo Gesù, e poi con Cecità.
Nel 2008 pubblica Il viaggio dell'elefante e nel 2009 Caino, Quaderno in cui sono raccolte le pagine del blog dello scrittore.
Le opere di Saramago, esempio impeccabile di stile, con trame allegoriche farcite d’ironia, descrivono la condizione umana. Avvenimenti, inaspettati e surreali, luoghi inventati, ma al centro delle vicende c’è sempre l’uomo e le sue mille forme di comportamento e i suoi infiniti pensieri. I suoi personaggi, spesso senza nome, sono sempre profondamente umani. Attento scrutatore dell’animo umano, Saramago ha descritto vizi e virtù, ha condannato e assolto.
La grandezza di Saramago è stata riconosciuta da critici e intellettuali e nel 1998 ha ottenuto il Premio Nobel per la letteratura. In questi giorni, dopo la sua morte, Saramago è stato ricordato sulle pagine dei grandi e dei piccoli giornali, su blog vari. Un commento molto particolare è stato fatto da Roberto Saviano che dalle pagine di Repubblica ricorda la vitalità che ha contraddistinto l’autore portoghese per tutta la sua vita, fino all’ultimo dei suoi giorni. Saviano lo descrive come un maestro che insegnava per farsi a sua volta insegnare e definisce la parola di Saramago come una parola rischiosa che non cercava mai di farsi comoda.
In questa settimana Liberrima ricorderà alcuni libri del grande scrittore portoghese.

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