mercoledì 16 giugno 2010

La saggezza, l'originalità e la creatività di Bruno Munari nel suo "Verbale Scritto"


L’originalità di Bruno Munari è espressa magistralmente nel suo libro “Verbale scritto “, in cui il poliedrico ed eclettico artista ci delizia con le sue pillole di saggezza contornate da una scrittura mai banale.
Verbale scritto è una raccolta di alcuni testi brevi dell’artista-designer. Pubblicato per la prima volta nel 1982 per “Il Melangolo” e rieditato da “Corraini”, Verbale scritto è suddiviso in cinque sezioni: Promemoria, Teoremi, Canzoni, Pensare confonde le idee e Due autobiografie. Nelle sezioni sono ripresi spunti e discorsi di altri volumi di Munari seguendo il filo della sua personalissima originalità. Sin dagli esordi negli anni ’30 con il Secondo Futurismo Munari ha sempre dedicato la propria attività creativa alla sperimentazione, declinandola in ogni sua forma e affiancandole un’attenzione particolare per il mondo dei bambini e dei loro giochi. Le sue creazioni nei campi della pittura, scultura, design, fotografia e didattica ne attraversano le diverse poetiche da un punto di vista sempre personale.
Nell’opera sono contenuti una serie di scritti del maestro, da brevi pensieri sull'arte, a giochi di parole fulminanti, disturbi semantici e raccontini strani, poesiole, aforismi all’haiku giapponese e invenzioni verbali di Munari che con la sua scrittura e il suo pensiero attraversa diverse tematiche sotto una luce fino a quel momento inesplorata.
Dall’arte al design, dalla valorizzazione dell’inutile all’utilizzazione dei valori, Verbale Scritto è un breviario della modernità che insegna a non prendere nulla troppo sul serio. Ritratti e storie di ieri e dell'altro ieri che sembrano scritte per l'oggi, o magari per il domani. Partendo dall’arte, Munari analizza il suo periodo storico, un periodo che a suo dire segnerà il passaggio dall'individualismo al collettivismo. “L'esaltazione dell'individuo ha prodotto dei «valori » come corruzione, furberia, egoismo, imposizione, ecc. Comincia a farsi strada nella mente della gente che la collettività è più importante dell'individuo. L'artista interessato solo a far vedere quanto è bravo, senza aiutare gli altri a capire e ad esprimersi, non serve alla collettività.” Con tono critico afferma come “le stesse strutture politiche spesso condizionano lo sviluppo artistico in forme d'arte di sola apparenza. Anche in questo caso si tratta di incomprensione, di imposizione di schemi e, in definitiva, di sfruttamento dell'ignoranza. L'artista o l'operatore culturale di oggi, può aiutare la crescita culturale della collettività. Può preparare gli individui (a cominciare dai bambini) a difendersi dallo sfruttamento, a smascherare i furbi (invece di ammirarli o invidiarli), ad esprimersi con la massima libertà e creatività. Può continuare la tradizione invece che ripeterla stancamente.”
Munari sorprende perché il suo messaggio semplifica le grandi idee su concetti di genialità e arte. Con delle riflessioni semplici e leggere, Munari ci consegna una grande lezione universale dicendoci che la complessità è i per i tanti, mentre la semplicità è per i pochi, i pochi che sanno riconoscere in essa la vera arte.
“Complicare è facile, semplificare è difficile. Per complicare basta aggiungere, tutto quello che si vuole: colori, forme, azioni, decorazioni, personaggi, ambienti pieni di cose. Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare.”

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