venerdì 11 giugno 2010

Due chiacchiere con Lorenzo Laporta autore di "Bugia d'amore"



1. Buongiorno Lorenzo e benvenuto nel blog di Liberrima! Questa sera presenterai il tuo ultimo romanzo “Bugia d’amore” nella nostra libreria. Come è nata l’idea di questo libro?

Buongiorno a voi, amici di Liberrima. Volevo scrivere una storia importante e semplice allo stesso tempo, un romanzo generazionale che toccasse le corde del cuore raccontando la vita di una giovane famiglia, simile a quella di tante altre, senza rincorrere il sensazionale, ma sottolineando la genesi di certi drammi domestici dei nostri tempi.

2. Che cosa è una bugia d’amore?

Mentire è sempre sbagliato. Tuttavia persino una bugia può rappresentare in termini estremi il nostro desiderio di proteggere qualcuno che amiamo profondamente. E’ l’eccezione che conferma la regola.

3. Chi sono i protagonisti del tuo romanzo?

Sono uomini e donne, giovani e adulti, che hanno l’occasione di essere migliori per una volta e per sempre, o falsi e disperati nella ripetitiva quotidianità. Un padre troppo preso dal suo lavoro, una madre deconcentrata dall’assenza del marito, una figlia bulimica che smette improvvisamente di parlare ed un’altra minorenne che ad un tratto sceglie di vivere correndo il rischio di commettere gravi sbagli.

4. Nei romanzi spesso la realtà e la finzione si mescolano per dare vita ad un mosaico variopinto. In “Bugia d’amore” ci sono riferimenti alla tua vita personale?

In questo romanzo c’è tutto quello che ho imparato sulla vita. Non solo c’è la mia esperienza, che da sè non basterebbe, ma anche quella trasfigurata di persone, già personaggi nella vita reale, che ho incontrato. Tuttavia la realtà che descrivo resta un gradito dono della fantasia e dell’amore.

5. Qual è il messaggio che vuoi trasmettere ai tuoi lettori?

Ogni uomo sbaglia. C’è dunque l’uomo che impara e corregge e l’altro che si ostina a non vedere, distruggendo quanto di più bello la vita gli possa riservare: come la vita anche una bugia ha un inizio ed una fine, l’amore invece no. Non finisce.

6. Quando scrivi pensi a una fascia particolare di lettori?

Penso che ogni lettore, giovane o adulto, meriti di incontrarsi sulla pagina con l’accoglienza che si richiederebbe per ogni evento unico ed irripetibile.

7. Come definiresti la tua scrittura?

Non saprei. So solo che col passare del tempo la trovo sempre meno forzata e sempre più aderente a ciò che rappresento come uomo nella vita di tutti i giorni. Un essere che coltiva la vista delle cose esteriori e il gusto di quelle interiori.

8. Nel tuo percorso artistico di quale figura letteraria hai subito di più l’influenza?

Certamente Roberto Pazzi. L’ho incontrato più volte in questi anni. Ho conosciuto nelle sue vicende di grande narratore e poeta, trasfigurate sulla pagina, e in quelle di uomo della sua quotidianità, il riflesso di quello che ho sempre sognato di diventare. E’ chiaro che è stato l’evento scatenante che mi ha poi condotto sui grandi viali della letteratura.

9. C’è un consiglio che daresti ai giovani futuri scrittori? Quale?


Come ho detto in un’altra intervista: “ci sono scrittori che mi hanno fatto sognare e lo fanno tuttora. Mi fanno riflettere, trepidare, evolvere nei sentimenti. Non seguono una regola, ma un ideale di scrittura. Quando scrivo cerco di essere come loro. Altri ci riescono meno o per nulla. Forse perchè hanno scelto di emulare una moda, piuttosto che di scavare dentro se stessi alla ricerca della propria voce letteraria.”

10. Nell’ultimo periodo la Puglia sembra essersi svegliata dal torpore artistico e culturale. Tu cosa ne pensi?

E’ un bene e una fortuna che ciò accada. Garantirà certamente una spinta a questi territori meravigliosi.

11. Se dovessi creare uno slogan per promuovere la lettura cosa diresti?


Leggi per sapere chi sei, chi potresti essere.

Grazie Lorenzo.
L'appuntamento è per questa sera alle ore 19 presso Liberrima nel cortile.


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