giovedì 24 giugno 2010

Cecità, un romanzo che riflette sull'umanità


Cecità è un romanzo di José Saramago, pubblicato in Italia nel 1995.
Il tema fondamentale del romanzo è quello dell'indifferenza, che esplode con il dilagare della cecità.
All’interno del romanzo Saramago non chiama per nome i suoi personaggi, ma attribuisce loro delle espressioni impersonali: il ladro di automobili, il medico, la moglie del primo cieco, la ragazza dagli occhiali scuri, la moglie del medico. Un’altra particolarità della scrittura di Saramago è rappresentata dal fatto che i dialoghi non sono introdotti dai due punti, né vengono utilizzate le virgolette, le frasi dei vari partecipanti sono separate da una virgola. La punteggiatura è per lo più assente.
Come ha più volte affermato lo stesso scrittore, egli voleva sottolineare come la società contemporanea sia cieca poiché non esiste più il senso di solidarietà fra le persone.
Il romanzo indaga a fondo la società e le sue strutture di potere, essendo ambientato in un tempo e un luogo indefiniti, la vicenda può riguardare chiunque.
Lo scrittore portoghese racconta come improvvisamente in una città si diffonde l’epidemia della cecità. L’epidemia contagia tutta la cittadinanza tranne una donna, la moglie del medico. I ciechi vengono rinchiusi in un edificio, un ex manicomio. Durante la reclusione i ciechi si ritrovano in una situazione che ha cancellato tutte le condizioni sociali precedenti, lasciando ad essi la libertà di un’organizzazione nuova e più equa, etica. Gli internati, invece, attuano una regressione che li porta a vivere in uno stato in cui l'unica legge che conta è quella del più forte, e in cui viene messa in atto una guerra di tutti contro tutti per la sopravvivenza. L'unica organizzazione possibile risulta essere una dittatura di pochi che, tramite la violenza, tengono in scacco la maggior parte dei malati. Si forma un gruppo che viene chiamato “i ciechi malvagi”, questo gruppo si appropria del cibo destinato a tutti facendo soffrire la fame agli altri ciechi. La fame nella struttura non è dovuta ad una mancanza reale di cibo, quanto alla brutalità e all'egoismo di chi detiene il potere. Si intravede qui la riflessione critica e aspra dell’autore sulla fame nel mondo.
La moglie del medico riesce ad uccidere il capo del gruppo dei ciechi malvagi, si susseguono eventi tragici come l’incendio appiccato da un’altra donna. L’incendio libera i ciechi esponendoli all’esterno, si scopre che la città intera è diventata cieca.
La moglie del medico e il gruppo di persone che si è formato attorno ad essa osservano i ciechi dal di fuori e mentre cercano di organizzare la vita del gruppo, tutti i ciechi guariscono inspiegabilmente, senza alcuna ragione apparente, proprio come all'inizio della vicenda era sopraggiunta l'epidemia.
Saramago denuncia con intensità di immagini e durezza la realtà della società contemporanea, una realtà fredda, assurda, cieca.
Un romanzo che fa riflettere sulla condizione umana e sulla propria condizione. Da leggere.

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