martedì 29 giugno 2010

Omaggio all'autore de "Il Piccolo Principe"


Chi non conosce il racconto de “Il piccolo Principe”?
Il celebre racconto fu scritto da Antoine de Saint- Exupéry nel 1943 e da allora ha accompagnato la formazione di milioni e milioni di ragazzi che attraverso le pagine del libro hanno riflettuto sul senso della vita e il significato dei valori dell’amicizia e dell’amore.
Oggi Liberrima vuole commemorare l’anniversario della nascita di Antoine de Saint- Exupéry, aviatore francese appassionato di volo, scrittura e disegno nato il 29 giugno del 1900.
Il testamento spirituale dello scrittore è rappresentato dalla sua opera principale “Il Piccolo Principe”, un capolavoro della scrittura, una favola dedicata sia ai ragazzi sia agli adulti che spesso dimenticano di essere stati ragazzi. Attraverso la scrittura Antoine de Saint- Exupéry esprime il suo pensiero sulla necessità dell’umanità di riscoprire i veri sentimenti e attraverso il viaggio che fa fare al suo piccolo principe ci ricorda come ogni amicizia, ogni legame va coltivato per essere duraturo e ci fa vedere il mondo con gli occhi semplici e curiosi di un bambino. L'opera, sia nella sua versione originaria che nelle varie traduzioni in decine di lingue, è illustrata dagli acquerelli dello stesso Saint-Exupéry, disegni semplici celebri quanto il racconto.
Il successo letterario del racconto è riconosciuto in tutto il mondo ed è stato tradotto in quasi 200 lingue e stampato in oltre cinquanta milioni di copie. Antoine de Saint- Exupéry non ha potuto godersi il gran successo della sua opera e la notorietà che le vendite del suo libro gli riservarono, appena un anno dopo la pubblicazione del suo libro scomparve in un misterioso incidente aereo. La passione per il volo lo condusse alla morte, sul finire della Seconda guerra mondiale fu colpito dai tedeschi nel cielo della Corsica. I rottami dell’aereo sarebbero stati ritrovati solo qualche anno fa.
Tra gli altri racconti di Antoine de Saint- Exupéry ricordiamo L’aviatore, il suo primo racconto pubblicato nel 1926. Dopo la sua morte, nel 1948 esce Cittadella, raccolta di note e pensieri. Nel 1982 verrà invece pubblicata un'altra raccolta di appunti, intitolata Ecrits de guerre.
Oggi, ricordiamo l’autore che ci ha donato alcune delle più belle pagine della scrittura contemporanea. Anche Google ha deciso di omaggiare lo scrittore dedicandogli il logo del motore di ricerca e questo testimonia quanto sia apprezzato Antoine de Saint- Exupéry in tutto il mondo.

venerdì 25 giugno 2010

Qual è la vostra lettura per l'estate?


Cari Amici di Liberrima,
l'estate è iniziata, il caldo si fa sentire insieme alla voglia di mare e di vacanza!
E nell'afa che aumenta non c'è niente di più rilassante di una lettura in riva al mare o tra il venticello della campagna soleggiata..
E voi quale libro porterete in vacanza? Vi lascerete coinvolgere da un romanzo d'avventura o preferite lasciarvi incuriosire da un intrigante romanzo d'amore?
Vi affiderete ai classici della letteratura o alla freschezza di giovani autori?
Confrontiamo le nostre opinioni e i nostri gusti!
Diteci quale è la vostra lettura per questa estate 2010!
Buona lettura a tutti!

giovedì 24 giugno 2010

Cecità, un romanzo che riflette sull'umanità


Cecità è un romanzo di José Saramago, pubblicato in Italia nel 1995.
Il tema fondamentale del romanzo è quello dell'indifferenza, che esplode con il dilagare della cecità.
All’interno del romanzo Saramago non chiama per nome i suoi personaggi, ma attribuisce loro delle espressioni impersonali: il ladro di automobili, il medico, la moglie del primo cieco, la ragazza dagli occhiali scuri, la moglie del medico. Un’altra particolarità della scrittura di Saramago è rappresentata dal fatto che i dialoghi non sono introdotti dai due punti, né vengono utilizzate le virgolette, le frasi dei vari partecipanti sono separate da una virgola. La punteggiatura è per lo più assente.
Come ha più volte affermato lo stesso scrittore, egli voleva sottolineare come la società contemporanea sia cieca poiché non esiste più il senso di solidarietà fra le persone.
Il romanzo indaga a fondo la società e le sue strutture di potere, essendo ambientato in un tempo e un luogo indefiniti, la vicenda può riguardare chiunque.
Lo scrittore portoghese racconta come improvvisamente in una città si diffonde l’epidemia della cecità. L’epidemia contagia tutta la cittadinanza tranne una donna, la moglie del medico. I ciechi vengono rinchiusi in un edificio, un ex manicomio. Durante la reclusione i ciechi si ritrovano in una situazione che ha cancellato tutte le condizioni sociali precedenti, lasciando ad essi la libertà di un’organizzazione nuova e più equa, etica. Gli internati, invece, attuano una regressione che li porta a vivere in uno stato in cui l'unica legge che conta è quella del più forte, e in cui viene messa in atto una guerra di tutti contro tutti per la sopravvivenza. L'unica organizzazione possibile risulta essere una dittatura di pochi che, tramite la violenza, tengono in scacco la maggior parte dei malati. Si forma un gruppo che viene chiamato “i ciechi malvagi”, questo gruppo si appropria del cibo destinato a tutti facendo soffrire la fame agli altri ciechi. La fame nella struttura non è dovuta ad una mancanza reale di cibo, quanto alla brutalità e all'egoismo di chi detiene il potere. Si intravede qui la riflessione critica e aspra dell’autore sulla fame nel mondo.
La moglie del medico riesce ad uccidere il capo del gruppo dei ciechi malvagi, si susseguono eventi tragici come l’incendio appiccato da un’altra donna. L’incendio libera i ciechi esponendoli all’esterno, si scopre che la città intera è diventata cieca.
La moglie del medico e il gruppo di persone che si è formato attorno ad essa osservano i ciechi dal di fuori e mentre cercano di organizzare la vita del gruppo, tutti i ciechi guariscono inspiegabilmente, senza alcuna ragione apparente, proprio come all'inizio della vicenda era sopraggiunta l'epidemia.
Saramago denuncia con intensità di immagini e durezza la realtà della società contemporanea, una realtà fredda, assurda, cieca.
Un romanzo che fa riflettere sulla condizione umana e sulla propria condizione. Da leggere.

mercoledì 23 giugno 2010

Continua la mostra di Paladini al castello di Acaya


Fino a domenica 27 giugno il castello di Acaya ospiterà la mostra dell’artista leccese Piero Paladini.
Chi si recherà al castello potrà ammirare le sedici opere di grande formato che il giovane artista ha costruito sul tema «Giovan Giacomo dell’Acaya. Uomo dell’ultimo Rinascimento».
L’opera di Paladini ripercorre con tocco moderno le apprensioni, le vicissitudini e le speranze della terra del sud nell’epico confronto tra Oriente e Occidente tra la fine del 1400 ed il 1500 e racconta la storia di un uomo forte e generoso, Giovan Giacomo dell’Acaya, che seppe coniugare il garbo e la maniera di un rinascimento elegante e colto con l’esigenza di fortificare e difendere un territorio di confine geografico e culturale.
Gian Giacomo dell’Acaya ha rappresentato e rappresenta per gran parte della realtà storica meridionale, e per il Salento in particolare, un preciso riferimento per le sue invenzioni architettoniche e il protagonismo svolto nell’ambito del vice-regno napoletano. Gian Giacomo dell’Acaya fu ingegnere di Carlo V ed edificò l’unica fortezza di epoca rinascimentale del centro sud e fra le prime d'Italia: Acaya. Oggi Acaya mostra la sua immagine di piccola città rinascimentale e rappresenta un bene culturale di notevole interesse dal punto di vista architettonico e urbanistico.
Nelle sue opere Paladini racconta una storia che gli appartiene inventando immagini di rara suggestione, tra cavalli, cavalieri, armi e castelli. Attraverso le immagini Paladini ci sollecita a ripensare il senso della vita, grazie a quella che Luciano Caramel ha definito una «fiabesca verve narrativa».
Tra le altre opere di Paladini ricordiamo il ciclo “A colloquio con Pinocchio” in cui accompagna ogni episodio con un commento e il ciclo “I luoghi della mente” con cui è stato riconosciuto dalla critica. Inoltre è autore di favole e illustrazioni.
Noi di Liberrima vi consigliamo la partecipazione a questo evento per ammirare delle opere suggestive sullo sfondo di un castello di rara bellezza architettonica.

martedì 22 giugno 2010

I quaderni di Lanzarote di Saramago


Nel 1993 José Saramago si trasferì alle Canarie, nell’isola di Lanzarote.
Lo scrittore lasciò la sua terra inseguito alla polemica suscitata dal suo libro “Vangelo secondo Gesù Cristo”.
Nei cinque anni successivi Saramago scrisse una sorta di diario pubblico dove raccolse i pensieri di una vita e le riflessioni sul suo mondo. In queste pagine Saramago si racconta e descrive le sue sensazioni, l’amore per la moglie Pialar, l’affetto per i cani, gli incontri con le genti nei suoi tanti viaggi. Nelle pagine del suo “diario” Saramago annota le impressioni che gli suscitavano i libri degli altri, parla della scrittura e di scrittori, poeti, filosofi fino ad affrontare tematiche legate alla religione e alla politica. Il diario fu pubblicato con il titolo “Quaderni di Lanzarote” edito da Einaudi e fu l’ultimo libro che l’autore portoghese farà uscire con la nota casa editrice di Torino.
“Quaderno di Lanzarote” si presenta come un viaggio intimo che attraversa l’anima dello scrittore portoghese e suoi libri passati e futuri, è un racconto della sua vita di ciò che fino a quel momento ha fatto e di quello che farà dopo. Lo scrittore attraverso la stesura di questo libro ha percorso la via del saggio per esprimere il proprio pensiero senza la forza narrativa dei romanzi. Anche se egli stesso ha affermato che la forma-diario è un romanzo con un personaggio solo.
Il volume raccoglie una scelta di testi provenienti dalle oltre mille pagine dei cinque Quaderni che a tutt'oggi sono stati pubblicati in Portogallo.
Testi, frasi, pensieri e riflessioni fanno di questa “raccolta” un prezioso volume che racchiude in sé il percorso umano e artistico con lampi di vita vissuta e segnali forti della propria appartenenza al mondo.

lunedì 21 giugno 2010

Saramago, una vita per la scrittura


José Saramago è stato un grande pensatore, una persona vera che ha sempre detto e scritto ciò che riteneva opportuno dire.
In ottantasette anni di vita ci ha consegnato un patrimonio vastissimo fatto di opere che hanno segnato la letteratura internazionale. Oltre ai suoi scritti Saramago ci lascia in eredità un grande insegnamento: non avere mai paura delle proprie convinzioni.
Saramago era un classico già in vita, un uomo straordinario per semplicità e profondità, che continuava ad avere una carica di passione civile anche nel declinare brutale delle forze.
Nel 1947 pubblica il suo primo romanzo, Terra del peccato. Negli anni sessanta Saramago diventa uno dei critici più seguiti del Portogallo nella nuova edizione della rivista "Seara Nova" e nel '66 pubblica la sua prima raccolta di poesie I poemi possibili.
Diventa direttore letterario e di produzione per dodici anni di una casa editrice e dal 1972 al '73 è curatore del supplemento culturale ed editoriale del quotidiano “Diario de Lisboa”.
Sino allo scoppio della Rivoluzione dei Garofani, nel '74, Saramago vive un periodo di formazione e pubblica poesie (Probabilmente allegria, 1970), cronache (Di questo e d'altro mondo, 1971; Il bagaglio del viaggiatore, 1973; Le opinioni che DL ebbe, 1974) testi teatrali, novelle e romanzi.
Nel 1975 Saramago diventa vice direttore del quotidiano “Diario de Noticias”, con la sua penna animata da un pensiero originale e coerente libera la narrativa portoghese dai complessi precedenti e dà l'avvio ad una generazione post-rivoluzionaria.

Nel 1977 lo scrittore pubblica il lungo romanzo Manuale di pittura e calligrafia e nell'ottanta Una terra chiamata Alentejo. Ma è con Memoriale del convento del 1982 che ottiene il grande successo. Un successo confermato nei suoi scritti L'anno della morte di Riccardo Reis e La zattera di pietra che ottengono numerosi riconoscimenti.
Gli anni Novanta lo consacrano sulla scena internazionale con L'assedio di Lisbona e Il Vangelo secondo Gesù, e poi con Cecità.
Nel 2008 pubblica Il viaggio dell'elefante e nel 2009 Caino, Quaderno in cui sono raccolte le pagine del blog dello scrittore.
Le opere di Saramago, esempio impeccabile di stile, con trame allegoriche farcite d’ironia, descrivono la condizione umana. Avvenimenti, inaspettati e surreali, luoghi inventati, ma al centro delle vicende c’è sempre l’uomo e le sue mille forme di comportamento e i suoi infiniti pensieri. I suoi personaggi, spesso senza nome, sono sempre profondamente umani. Attento scrutatore dell’animo umano, Saramago ha descritto vizi e virtù, ha condannato e assolto.
La grandezza di Saramago è stata riconosciuta da critici e intellettuali e nel 1998 ha ottenuto il Premio Nobel per la letteratura. In questi giorni, dopo la sua morte, Saramago è stato ricordato sulle pagine dei grandi e dei piccoli giornali, su blog vari. Un commento molto particolare è stato fatto da Roberto Saviano che dalle pagine di Repubblica ricorda la vitalità che ha contraddistinto l’autore portoghese per tutta la sua vita, fino all’ultimo dei suoi giorni. Saviano lo descrive come un maestro che insegnava per farsi a sua volta insegnare e definisce la parola di Saramago come una parola rischiosa che non cercava mai di farsi comoda.
In questa settimana Liberrima ricorderà alcuni libri del grande scrittore portoghese.

venerdì 18 giugno 2010

Incontro con Morace e Lanzone, autori di "Verità e bellezza"


Si è tenuta ieri presso Liberrima nel cortile la presentazione del libro “Verità e bellezza, una scommessa per il futuro dell’Italia” scritto da Francesco Morace e Giovanni Lanzone ed edito da Nomos.
I due autori, presenti in sala, hanno interloquito con Stefano Petrucci, Presidente Commissione Editoria e Comunicazione di Confindustria Puglia.
Francesco Morace, sociologo e giornalista, ha parlato della creatività dell’Italian way, una creatività che può dare nuovo impulso alla managerialità italiana dando vita ad un “nuovo Rinascimento”. Nel suo intervento Morace ha parlato di un “Talento dei luoghi”, dell’importanza di partire per poi ritornare nei propri luoghi arricchiti dall’esperienza del viaggio e dell’esplorazione. Secondo il sociologo in Italia bisogna managerializzare la famiglia senza cadere nella spersonalizzazione, bisogna ridare valore all’enorme patrimonio italiano, un patrimonio fatto di cultura e tradizione e bisogna considerare il ritardo come un vantaggio e una fonte inesauribile di saggezza e creatività.
Sulla stessa scia di Morace, il filosofo Giovanni Lanzone ha parlato della bellezza non convenzionale citando Keats e sottolineando la necessità di un cambiamento rivoluzionario nell’agenda dei temi, bisogna saper imporre temi forti.
Nel libro gli autori riflettono sull'urgenza di una rinascita legata ad un percorso iniziatico, simbolico, per alcuni aspetti magico, che attraversi il tempo e lo spazio; un percorso di "rinascimento" esplicito, condotto alla luce del sole, senza ambiguità, sul filo della bellezza e della verità. Una Bellezza che il mondo reclama a gran voce, una Verità di cui si avverte un disperato bisogno.
"Verità e Bellezza" nasce dalla pratica degli autori di condurre e animare l’associazione “The Renaissance Link” che si propone di rinnovare la qualità e il talento delle imprese e dei territori dell’Italia.

giovedì 17 giugno 2010

La metodologia progettuale e la creatività di Munari


Nella sua intensa carriera Munari ha indagato varie tematiche legate all’arte, alla didattica, alla metodologia progettuale e alla creatività. In “Da cosa nasce cosa” Munari ci riassume la sua idea sul metodo progettuale, visto da lui come una serie di operazioni necessarie e disposte in un ordine logico dettato dall’esperienza.
“Da cosa nasce cosa”, pubblicato agli inizi degli anni ’80 da Laterza, appare ai lettori del 2010 appare un testo utile, ricco di spunti e riflessioni originali da cui trarre insegnamento per affrontare il mestiere del “progettare” perché “progettare è facile quando si sa come si fa“. Con leggerezza incantata Munari fa scoprire ai propri lettori che saper progettare non è dote esclusiva e innata di pochi: c'è in ognuno di noi una creatività che Munari, attraverso le pagine del suo libro aiuta a sviluppare e a mettere in luce.
Il titolo del libro è già di per sé è un indovinello: o si spiega come nascono le cose, o ci si chiede come nascono le cose, o infine si segnala il moltiplicarsi delle cose. Frutto della raccolta di tante considerazioni del designer, “Da cosa nasce cosa” è un capolavoro di chiarezza, di sintesi, e di efficacia, ed è allo stesso tempo un libro piacevole da leggersi e professionalmente valido, che introduce al design sia uno studente di architettura sia una persona qualunque.
La struttura del libro e l'impaginazione, volutamente larga per consentire una lettura rilassata, nascono dall'intento didattico; sono introdotti argomenti progettuali di tutti i tipi tesi a dimostrare che il design non ha a che fare solo con l'arredamento. L’autore elenca i principali ambiti d’interesse, e impiega diverse pagine solo per farne i nomi, partendo dall'abbigliamento per arrivare ai luna park, ai campeggi, agli imballaggi, alla grafica, alle risorse per le persone anziane. Si sofferma, con una particolare abilità nell'usare gli esempi, a descrivere l'iter progettuale che parte da un problema e giunge a una soluzione attraverso numerose e non scontate tappe.
Il libro “Da cosa nasce cosa” è un libro senza tempo, nato per spiegare come si creano oggetti di design, ma la cui metodologia è applicabile a qualsiasi settore che preveda il passaggio da una necessità astratta a una soluzione concreta, da un’idea alla sua implementazione. Un libro divertente e pratico, semplice e intelligente per tenere in allenamento la mente.
Munari scrive che lo scopo del metodo progettuale è giungere al massimo risultato col minimo sforzo e l’importante è capire come procedere nel progetto e che le operazioni siano fatte seguendo l’ordine dettato dall’esperienza. Bisogna progettare con metodo basandosi su un’esperienza documentata, occorre fare uno studio preliminare diviso in svariati passi. Quindi occorre ricercare e osservare delle regole e da tutto questo scaturirà la creatività dell’artista.
Il metodo progettuale non è qualcosa di assoluto e di definitivo, è qualcosa di modificabile se si trovano altri valori oggettivi che migliorano il processo. Secondo Munari le regole del metodo non bloccano la personalità del progettista, ma lo stimolano a scoprire qualcosa che, eventualmente, potrà essere utile anche agli altri. La progettazione non necessita di un'ispirazione sventata ed irrazionale, ma di intelligenza, curiosità e amore per ciò che ci si accinge a fare.
Il vero oggetto di design è fatto di ingredienti precisi, ben calibrati, eseguiti secondo un programma lineare. In Munari è primario l’aspetto etico della progettazione rivolto alla negazione dello spreco e all'attenzione verso gli aspetti sociali, e verso i fruitori. Inoltre Munari descrive nella loro genesi e nella loro realizzazione alcuni suoi progetti come il simpatico “Abitacolo”, una struttura metallica di tondini e ganci che serve da letto, tavolo, libreria e molte altre cose nella camera di un ragazzo, e i libri illeggibili nati per sperimentare il messaggio trasmesso da un oggetto privato della sua funzione.

Per Munari la creatività, l'atto stesso di inventare qualcosa che prima non c'era, non è un puro frutto della fantasia, non deriva dal gesto libero ed in qualche modo insensato dell'artista romantico, ma è il risultato di un processo di analisi in cui ogni elemento del problema da affrontare viene sviscerato per coglierne ciascun aspetto, positivo e negativo per poi ricomporlo in una sintesi superiore. Il talento, la fantasia si coltivano attraverso l'esperienza.
Munari, attraverso le sue parole e le sue opere, ci dice di lasciarci sorprendere dagli oggetti che ci circondano naturali ed artificiali e Da cosa nasce cosa rappresenta un'autentica lezione universale, non soltanto di design.

mercoledì 16 giugno 2010

La saggezza, l'originalità e la creatività di Bruno Munari nel suo "Verbale Scritto"


L’originalità di Bruno Munari è espressa magistralmente nel suo libro “Verbale scritto “, in cui il poliedrico ed eclettico artista ci delizia con le sue pillole di saggezza contornate da una scrittura mai banale.
Verbale scritto è una raccolta di alcuni testi brevi dell’artista-designer. Pubblicato per la prima volta nel 1982 per “Il Melangolo” e rieditato da “Corraini”, Verbale scritto è suddiviso in cinque sezioni: Promemoria, Teoremi, Canzoni, Pensare confonde le idee e Due autobiografie. Nelle sezioni sono ripresi spunti e discorsi di altri volumi di Munari seguendo il filo della sua personalissima originalità. Sin dagli esordi negli anni ’30 con il Secondo Futurismo Munari ha sempre dedicato la propria attività creativa alla sperimentazione, declinandola in ogni sua forma e affiancandole un’attenzione particolare per il mondo dei bambini e dei loro giochi. Le sue creazioni nei campi della pittura, scultura, design, fotografia e didattica ne attraversano le diverse poetiche da un punto di vista sempre personale.
Nell’opera sono contenuti una serie di scritti del maestro, da brevi pensieri sull'arte, a giochi di parole fulminanti, disturbi semantici e raccontini strani, poesiole, aforismi all’haiku giapponese e invenzioni verbali di Munari che con la sua scrittura e il suo pensiero attraversa diverse tematiche sotto una luce fino a quel momento inesplorata.
Dall’arte al design, dalla valorizzazione dell’inutile all’utilizzazione dei valori, Verbale Scritto è un breviario della modernità che insegna a non prendere nulla troppo sul serio. Ritratti e storie di ieri e dell'altro ieri che sembrano scritte per l'oggi, o magari per il domani. Partendo dall’arte, Munari analizza il suo periodo storico, un periodo che a suo dire segnerà il passaggio dall'individualismo al collettivismo. “L'esaltazione dell'individuo ha prodotto dei «valori » come corruzione, furberia, egoismo, imposizione, ecc. Comincia a farsi strada nella mente della gente che la collettività è più importante dell'individuo. L'artista interessato solo a far vedere quanto è bravo, senza aiutare gli altri a capire e ad esprimersi, non serve alla collettività.” Con tono critico afferma come “le stesse strutture politiche spesso condizionano lo sviluppo artistico in forme d'arte di sola apparenza. Anche in questo caso si tratta di incomprensione, di imposizione di schemi e, in definitiva, di sfruttamento dell'ignoranza. L'artista o l'operatore culturale di oggi, può aiutare la crescita culturale della collettività. Può preparare gli individui (a cominciare dai bambini) a difendersi dallo sfruttamento, a smascherare i furbi (invece di ammirarli o invidiarli), ad esprimersi con la massima libertà e creatività. Può continuare la tradizione invece che ripeterla stancamente.”
Munari sorprende perché il suo messaggio semplifica le grandi idee su concetti di genialità e arte. Con delle riflessioni semplici e leggere, Munari ci consegna una grande lezione universale dicendoci che la complessità è i per i tanti, mentre la semplicità è per i pochi, i pochi che sanno riconoscere in essa la vera arte.
“Complicare è facile, semplificare è difficile. Per complicare basta aggiungere, tutto quello che si vuole: colori, forme, azioni, decorazioni, personaggi, ambienti pieni di cose. Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare.”

martedì 15 giugno 2010

Munari, una vita dedicata all'arte


Bruno Munari è stato un artista, designer, grafico e anche un po’ filosofo come ogni vero artista. La sua curiosità l’ha accompagnato fino all’ultimo dei suoi giorni e grazie ad essa ha esplorato i vari campi dell’arte.
La sua opera è trasversale. Munari ha dato il proprio contributo in diversi campi dell’espressione visiva e non visiva dalla pittura alla scultura, dalla grafica al design industriale fino alla cinematografia passando per la scrittura, la poesia e la didattica. La sua attività sfugge ad ogni definizione e categorizzazione, Munari è semplicemente considerato uno dei protagonisti dell’arte novecentesca. Un artista e un pensatore moderno e innovativo, è stato tra i primi a teorizzare la differenza tra arte, artigianato e design, tra stile e styling in maniera molto chiara come è detto dalla sua critica Miroslava Hajek.
Un artista che per tutta la sua vita ha compiuto ricerche in zone non convenzionali, esplorando le possibilità materiche strutturali e formali di nuovi mezzi per produrre oggetti a comunicazione visiva e plurisensoriale. Personaggio unico e complesso, Munari è stato uomo-progetto totale, architetto-poeta attento ai codici e ai linguaggi dell'arte, lucido nell'analisi e curioso del mondo, generoso ed essenziale, lontano dalle più tradizionali e scontate regole del gioco.
Chiamato Il Perfettissimo, Munari ha dominato la scena milanese degli anni cinquanta -sessanta, gli anni del boom economico in cui nasce la figura dell’artista operatore-visivo che contribuisce attivamente alla rinascita industriale italiana del dopoguerra.
Giovanissimo ha partecipato al movimento futurista, inventando la macchina aerea, primo mobile nella storia dell'arte, e le macchine inutili, oggetti appesi, dove tutti gli elementi sono in rapporto armonico tra loro, per misure, forme, pesi. Verso la fine degli anni ‘40 fonda il MAC -Movimento Arte Concreta che funge da coalizzatore delle istanze astrattiste italiane prospettando una sintesi delle arti, in grado di affiancare alla pittura tradizionale nuovi strumenti di comunicazione ed in grado di dimostrare agli industriali la possibilità di una convergenza tra arte e tecnica. Nel 1947 realizzò Concavo-convesso, una delle prime installazioni nella storia dell'arte.
Nel 1950 inventò la pittura proiettata attraverso composizioni astratte racchiuse tra i vetrini delle diapositive e la pittura polarizzata realizzata attraverso la scomposizione della luce grazie all'uso del filtro Polaroid, queste pitture vengono presentate al MoMA nel 1954 con la mostra Munari's Slides.
Agli inizi degli anni ’40 lavorò come grafico presso la Mondadori e come art director della rivista Tempo, in questi anni inizia l’attività di scrittura innescando una ricerca poliedrica sul tema del movimento, della luce e dello sviluppo della creatività e della fantasia nell'infanzia attraverso il gioco. Incontrò Louis Aragon e André Breton e nel 1948, insieme a Gillo Dorfles, Gianni Monnet, Galliano Mazzon e Atanasio Soldati, fondò il Movimento Arte Concreta.
Alla fine degli anni ’40 iniziò a realizzare i "libri illeggibili", libri dove le parole spariscono per lasciare spazio alla fantasia di coloro che sapranno immaginare altri discorsi leggendo carte di colori diversi, strappi, fori e fili che attraversano le pagine.
Negli anni cinquanta le sue ricerche visive lo portano a creare i negativi-positivi, quadri astratti con i quali l'autore lascia libero lo spettatore di scegliere la forma in primo piano da quella di sfondo. Poi presenta al suo pubblico le macchine aritmiche in cui il movimento ripetitivo della macchina viene spezzato dalla casualità mediante interventi umoristici e i libri illeggibili in cui il racconto è puramente visivo.
Tra le sue tante costruzioni ricordiamo i Polariscopi, oggetti d'arte cinetica costruiti utilizzando le lenti Polaroid, grazie ad essi si può utilizzare il fenomeno della scomposizione della luce a fini estetici; le ricostruzioni teoriche di oggetti immaginari, composizioni astratte al limite tra antropologia, humour e fantasia; forchette parlanti con cui crea un linguaggio di segni; le sculture da viaggio attraverso cui attua una rivoluzione del concetto di scultura, non più monumentale ma da viaggio, a disposizione dei nuovi nomadi del mondo globalizzato di oggi. Il 1959 è l’anno in cui crea i Fossili del 2000, utilizzando una vena umoristica fa riflettere sull'obsolescenza della tecnologia moderna. Gli anni '60 sono gli anni delle sperimentazioni cinematografiche e alle sperimentazioni visive e realizza opere come aconà biconbì, sfere doppie, nove sfere in colonna, tetracono o flexy usando gli oggetti della tecnologia moderna.
La sua produzione è attiva fino agli ultimi giorni di vita, la sua creatività viene espressa in diversi cicli di opere. L’attività artistica di Munari divenne un'enciclopedia dell'arte fai-da-te, dove ogni opera conteneva l'implicito messaggio per l'osservatore "prova anche tu": xerografie, studi sul movimento, fontane, strutture flessibili, illusioni ottiche, film sperimentali, grandi sculture in acciaio, ideogrammi materici alberi.
Munari ha disegnato diverse decine di oggetti d'arredamento come tavoli, poltrone, librerie, lampade, posacenere, carrelli, mobili combinabili. Nel campo del disegno industriale Munari ha creato i suoi oggetti di più grande successo, come il giocattolo scimmia Zizi, la "scultura da viaggio" pieghevole, per ricreare un ambiente estetico familiare nelle anonime camere d'albergo, il portapenne Maiorca e il posacenere Cubo, la celebre lampada Falkland. Oltre alla progettazione di oggetti d'arredamento, Munari realizzò anche allestimenti di vetrine per La Rinascente, abbinamenti di colori per le vernici delle automobili, elementi espositivi e persino dei tessuti. A novanta anni firmò la sua ultima opera, l'orologio "Tempo libero" per la Swatch nel 1997.
La produzione editoriale di Munari comprende saggi tecnici, poesie, manuali, libri "artistici", libri per bambini, testi scolastici, libri-opuscolo pubblicitari per varie industrie, copertine, sopraccoperte, illustrazioni, fotografie. In tutte le sue opere, è presente un forte impulso sperimentale, che lo spinge a esplorare forme insolite e innovative a partire dall'impaginazione, dai Libri illeggibili senza testo, all'ipertesto ante litteram di opere divulgative come il famoso Artista e designer.

lunedì 14 giugno 2010

Il mondiale in libreria


Libri e calcio. Un binomio a prima vista inconciliabile, ma sempre più efficace e di successo.
Siamo nel vivo dello storico Mondiale Sudafricano, e la mania del calcio è nel pieno della sua fioritura. Il mondiale di non si gioca solo sui campi di calcio degli stadi sudafricani, attorno all’evento c’è un mondo parallelo fatto di tifo, aneddoti e curiosità.
In Sudafrica sono trentadue le nazioni che si conteranno l’ambita World Cup. L’Italia campione in carica farà il suo esordio questa sera contro il Paraguay e tutti gli italiani tiferanno per bissare il successo tedesco.
Per vivere appieno il clima mondiale facciamo un Tour tra i libri che hanno trattato l’argomento del calcio sotto vari e diversi punti di vista.
Tra i libri che ripercorrono le gesta della nostra nazionale consigliamo “100 Anni Azzurri. 1910-2010: storia, protagonisti, emozioni della Nazionale di calcio” di Ferretti Claudio. Il volume è un almanacco completo che racconta per intero la storia della Nazionale italiana. Dal debutto all’Arena di Milano, del 15 maggio 1910, il volume ripercorre gli eventi salienti vissuti dalla squadra azzurra: le imprese dei grandi campioni del passato, come Giuseppe Meazza e Silvio Piola, e del presente, con Roberto Baggio, Paolo Maldini, Fabio Cannavaro. Il racconto segue un filo cronologico abbracciando vittorie e sconfitte della Nazionale. Attraverso 300 immagini vengono fissati sulla carta gli attimi più belli di un’avventura che fa parte ormai della storia italiana. Sono raccolte fotografie che rievocano profonde emozioni, come le partecipazioni ai Campionati internazionali che hanno visto gli azzurri vincere il titolo mondiale nel 1934, 1938, 1982 e nel 2006. Il libro è un omaggio al secolo di vita che la Nazionale ha festeggiato proprio alla vigilia del World Cup South Africa.
Tra la mole di libri sull’argomento segnaliamo il libro scritto dal portiere Azzurro Gigi Buffon con il giornalista Roberto Perrone dal titolo “Numero 1”. Il libro, edito da Rizzoli, è un racconto della vita del portiere della nazionale italiana arricchito da aneddoti sulla sua carriera calcistica e sulla sua vita personale. Buffon ricorda il suo passato da ultrà, con lo striscione della Carrarese, ricorda le parate più difficili e più importanti della sua carriera, e non tralascia gli aspetti più seri che lo riguardano, come una lotta contro la depressione negli anni 2003/04 dalla quale è uscito senza problemi; dal volume si ha anche un quadro privato del portiere, Gigi ricorda i suoi primi amori, gli amici più cari e il primo incontro con la compagna Alena Seredova, madre del figlio Louis Thomas, i compagni di squadra vecchi e recenti, i suoi sogni e le sue speranze per il futuro: la storia di un vero “numero 1″.
Un altro libro degno di nota è “Calcio- 1898-2007. Storia dello sport che ha fatto l'Italia” scritto da John Foot, storico inglese specializzato in storia italiana. Il libro si presenta come uno studio critico della storia del calcio italiano e delle sue influenze nella vita politica, sociale ed economica della nazione. Foot delinea una storia sociale dello sport nazionale dalle origini a oggi, racconta come è cambiato il calcio nel corso degli anni e come esso abbia cambiato la fisionomia dell’Italia. Nelle pagine del libro si ripercorre oltre un secolo di storia del paese italiano, con una brillante ricostruzione lo storico inglese analizza lo stretto legame che vi è tra il nostro calcio e il potere economico, la politica istituzionale, i mezzi di comunicazione, l'esercito di tifosi. Tifoso dell’Arsenal, Foot è anche un grande appassionato di sport e letteratura sportiva come testimoniano i riferimenti a maestri quali Pasolini, Brera, Arpino e le dichiarazioni dei protagonisti in campo.
Foot ci offre uno spaccato dettagliato di quella "religione laica" che è il calcio, un racconto che parte dal primo campionato datato 1898, e che si snoda narrando le gesta del Grande Torino degli anni Quaranta e degli squadroni metropolitani, le imprese dei fuoriclasse, come Meazza, Rivera, Mazzola, Maradona, ma anche dei "brocchi" stranieri che hanno giocato nelle nostre squadre, la storia della Nazionale azzurra e la violenza negli stadi, la tragedia dell'Heysel, gli omicidi, la cultura ultrà, gli scandali legati alle scommesse e alla corruzione degli arbitri fino al colossale scandalo scoppiato nel 2006. Un libro apprezzato da pubblico e critica per la sua originalità e i toni mai banali con cui si raccontano pezzi di storia italiana.

venerdì 11 giugno 2010

Due chiacchiere con Lorenzo Laporta autore di "Bugia d'amore"



1. Buongiorno Lorenzo e benvenuto nel blog di Liberrima! Questa sera presenterai il tuo ultimo romanzo “Bugia d’amore” nella nostra libreria. Come è nata l’idea di questo libro?

Buongiorno a voi, amici di Liberrima. Volevo scrivere una storia importante e semplice allo stesso tempo, un romanzo generazionale che toccasse le corde del cuore raccontando la vita di una giovane famiglia, simile a quella di tante altre, senza rincorrere il sensazionale, ma sottolineando la genesi di certi drammi domestici dei nostri tempi.

2. Che cosa è una bugia d’amore?

Mentire è sempre sbagliato. Tuttavia persino una bugia può rappresentare in termini estremi il nostro desiderio di proteggere qualcuno che amiamo profondamente. E’ l’eccezione che conferma la regola.

3. Chi sono i protagonisti del tuo romanzo?

Sono uomini e donne, giovani e adulti, che hanno l’occasione di essere migliori per una volta e per sempre, o falsi e disperati nella ripetitiva quotidianità. Un padre troppo preso dal suo lavoro, una madre deconcentrata dall’assenza del marito, una figlia bulimica che smette improvvisamente di parlare ed un’altra minorenne che ad un tratto sceglie di vivere correndo il rischio di commettere gravi sbagli.

4. Nei romanzi spesso la realtà e la finzione si mescolano per dare vita ad un mosaico variopinto. In “Bugia d’amore” ci sono riferimenti alla tua vita personale?

In questo romanzo c’è tutto quello che ho imparato sulla vita. Non solo c’è la mia esperienza, che da sè non basterebbe, ma anche quella trasfigurata di persone, già personaggi nella vita reale, che ho incontrato. Tuttavia la realtà che descrivo resta un gradito dono della fantasia e dell’amore.

5. Qual è il messaggio che vuoi trasmettere ai tuoi lettori?

Ogni uomo sbaglia. C’è dunque l’uomo che impara e corregge e l’altro che si ostina a non vedere, distruggendo quanto di più bello la vita gli possa riservare: come la vita anche una bugia ha un inizio ed una fine, l’amore invece no. Non finisce.

6. Quando scrivi pensi a una fascia particolare di lettori?

Penso che ogni lettore, giovane o adulto, meriti di incontrarsi sulla pagina con l’accoglienza che si richiederebbe per ogni evento unico ed irripetibile.

7. Come definiresti la tua scrittura?

Non saprei. So solo che col passare del tempo la trovo sempre meno forzata e sempre più aderente a ciò che rappresento come uomo nella vita di tutti i giorni. Un essere che coltiva la vista delle cose esteriori e il gusto di quelle interiori.

8. Nel tuo percorso artistico di quale figura letteraria hai subito di più l’influenza?

Certamente Roberto Pazzi. L’ho incontrato più volte in questi anni. Ho conosciuto nelle sue vicende di grande narratore e poeta, trasfigurate sulla pagina, e in quelle di uomo della sua quotidianità, il riflesso di quello che ho sempre sognato di diventare. E’ chiaro che è stato l’evento scatenante che mi ha poi condotto sui grandi viali della letteratura.

9. C’è un consiglio che daresti ai giovani futuri scrittori? Quale?


Come ho detto in un’altra intervista: “ci sono scrittori che mi hanno fatto sognare e lo fanno tuttora. Mi fanno riflettere, trepidare, evolvere nei sentimenti. Non seguono una regola, ma un ideale di scrittura. Quando scrivo cerco di essere come loro. Altri ci riescono meno o per nulla. Forse perchè hanno scelto di emulare una moda, piuttosto che di scavare dentro se stessi alla ricerca della propria voce letteraria.”

10. Nell’ultimo periodo la Puglia sembra essersi svegliata dal torpore artistico e culturale. Tu cosa ne pensi?

E’ un bene e una fortuna che ciò accada. Garantirà certamente una spinta a questi territori meravigliosi.

11. Se dovessi creare uno slogan per promuovere la lettura cosa diresti?


Leggi per sapere chi sei, chi potresti essere.

Grazie Lorenzo.
L'appuntamento è per questa sera alle ore 19 presso Liberrima nel cortile.


giovedì 10 giugno 2010

Lecce, un crocevia di culture in un paesaggio dai mille risvolti


La Puglia, e la zona salentina in particolare, è stata per secoli crocevia di popoli e culture diverse, punto di incontro tra la tradizione contadina e quella marinara.
La posizione del Salento è molto particolare, si trova tra l’Adriatico e lo Ionio, tra l’Oriente e il Sud e questo ha da sempre favorito la fusione di popolazioni e culture diverse. Nella città leccese questa fusione la si può ammirare addentrandosi nelle strette e sinuose stradine dove lo stile architettonico barocco si mescola ad impronte romane, aragonesi e mediorientali. Oggi Lecce è una città meta di turisti e di stranieri che si stabilizzano nella città che diventa sempre più multiculturale.
La bellezza di Lecce si può ammirare nei monumenti architettonici in stile Barocco. Le piccole vie della città, gli antichi palazzi e le numerose Chiese presenti nella città leccese offrono ai visitatori uno scenario unico dove la pietra leccese è la protagonista.
Il Duomo, il Palazzo Vescovile, il Seminario offrono un’armoniosa scenografia barocca. Il cuore della città vecchia è rappresentata da Piazza Sant’Oronzo dove si può ammirare l’Obelisco e l’Anfiteatro Romano. Sempre nel centro storico leccese si può visitare il gioiello del Barocco leccese: la Chiesa di Santa Croce.

mercoledì 9 giugno 2010

I vini del Salento


L’identità di un territorio è definita attraverso i prodotti della sua terra e i frutti delle sue genti.
Ed è così che la terra del Salento è spesso identificata nei suoi prodotti: olio, vino, pasta tradizionale e ortaggi e frutti vari.
Questi prodotti sono molto amati dalla popolazione autoctona che con orgoglio li offre a turisti e viaggiatori presentando la propria terra attraverso un’ottima bottiglia di vino locale. E d’altra parte i turisti e gli stranieri si lasciano rapire dai prodotti della terra salentina portando con sé, nel proprio paese, un pezzo di Puglia.
Il vino salentino è molto apprezzato nel mondo. Nel Salento come nel resto della Puglia ci sono vigneti che producono vini di qualità riconosciuti a livello internazionale.
Il Salento è la regione del Negro Amaro, il vitigno più diffuso e antico, dal quale si ricavano tra i migliori rossi e rosati d’Italia.
Gli altri vitigni presenti nella terra leccese sono quelli della Malvasia Nera, della Malvasia Bianca, delle uve da Primitivo e dell’Aleatico.
La Puglia è la regione d' Italia con la più alta produzione vitivinicola, e il Salento contribuisce notevolmente con i numerosi viticultori presenti sul territorio.
In passato la Puglia ha rappresentato cantina dell’Impero Romano con la produzione di olio d’oliva e vino e oggi questa tradizione continua con la produzione e l’esportazione in tutto il mondo di questi prodotti che sono sempre più richiesti ed apprezzati sia in Italia sia all’estero.
Se si vuole ammirare dal vivo il verde dei vigneti e dei secolari alberi d’ulivo basta passeggiare tra le campagne salentine dove si potranno anche vedere antiche masserie.
Se invece non vi è possibile visitare il Salento, ma siete curiosi di assaggiare i sapori di questa terra potete ordinare il vino o altri prodotti tipici che preferite sul sito di Liberrima.

martedì 8 giugno 2010

I sapori semplici e gustosi dei prodotti pugliesi


La città di Lecce racchiude in sé tradizioni millenarie legate alla sua terra ricca di storia, di cultura e di gusto.
La tradizione del gusto affonda le radici in un passato sempre vivo e che rivive ogni giorno sulle tavole dei salentini e dei pugliesi.
Tra le tante pietanze tipiche ci sono i prodotti del pastificio: tarallini, friselle e pasta fresca come le Orecchiette e le ruote pazze.
Le Orecchiette sono il simbolo più autentico della gastronomia pugliese. Le orecchiette sono uno dei piatti più rappresentativi della cucina pugliese e sono amate in tutta Italia. La loro forma particolare forma, simile a delle orecchie, le rende versatili e adatte ad ogni tipo di condimento. Nel Salento la ricetta tipica è quella che le vede insieme a sugo di pomodoro con o senza spezzatino di carne e ricotta forte. Mentre a livello regionale è famosa la ricetta che abbina le orecchiette alle cime di rapa. In entrambe le ricette si può assaporare tutto il calore del Sole del Sud e la genuinità pugliese.
Le ruote pazze si possono gustare con zuppa di ceci o alla pescatora abbinando al piatto un buon vino.
Anche i tarallini e le friselle sono gustosi prodotti pugliesi e si possono sgranocchiare in ogni momento della giornata. Le friselle possono essere condite con dell’ottimo olio paesano e dei pomodorini freschi per portare in tavola un piatto semplice e buono.
Vi ricordiamo che i sapori pugliesi potete gustarli componendo il vostro Cesto Letterario in cui potete includere oltre che un libro anche i prodotti tipici del Salento e della Puglia, per maggiori informazioni visitate il sito di Liberrima.

lunedì 7 giugno 2010

La città di Lecce raccontata da Liberrima


Questa settimana Liberrima vuole presentarvi la sua città, la città di Lecce.
Attraverso le parole di autori pugliesi e salentini vi presenteremo la cittadina salentina di cui proporremo tradizioni, detti, immagini di luoghi e itinerari turistici e culturali.
Vi porteremo a spasso per le vie leccesi in un viaggio dal sapore estivo per gustare musica e letteratura pugliese.
Per chi non ha mai visitato il territorio leccese sarà un’occasione per conoscere una nuova terra lasciandosi trasportare dalla curiosità per la terra del Sole, del Mare e del Vento. E per chi conosce il leccese sarà una settimana per riassaporare il barocco leccese e i sapori di Puglia.

venerdì 4 giugno 2010

Shantaram, un libro che non si dimentica


Shantaram è un romanzo grandioso scritto da Gregory David Roberts nel 2003 ed edito in Italia da Neri Pozza.
Nelle oltre mille pagine sono ripercorsi gli anni trascorsi dall’autore nel cuore di Bombay. Il romanzo è basato sulla vita dell'autore che nel 1978 fu condannato a diciannove anni di reclusione per varie rapine commesse quando era eroinomane. Nel luglio del 1980 evase dal carcere di massima sicurezza di Pentridge nello stato di Victoria. L’evasione avvenne in pieno giorno e Roberts si rifugiò in India e divenne uno degli uomini più ricercati di Australia. Raggiunta casualmente Bombay si trattenne nella città indiana per otto anni, durante i quali visse in uno slum prestando assistenza sanitaria in un'infermeria improvvisata agli abitanti della baraccopoli, grazie all'esperienza di primo soccorso maturata negli anni della tossicodipendenza soccorrendo suoi compagni di sventura in overdose ed approfondendola durante gli anni di reclusione.
Come dichiarato dall'autore stesso, il libro è un romanzo di fantasia, tuttavia attinge largamente a fatti e luoghi reali delle sue avventurose vicende, prima in India e in seguito in Afghanistan. I personaggi vengono resi in modo molto realistico grazie al fatto che sono ispirati da personaggi incontrati nella vita quotidiana.
I critici letterari hanno paragonato alcune pagine di Santaram a capolavori delle letteratura come “Guerra e pace” e “Siddharta”.
In Shantaram è descritta la storia schietta e anti-retorica di un latitante in fuga a Bombay. Dopo aver conosciuto Prabaker, un uomo del posto che diventerà il suo miglior amico, fondò una clinica gratuita negli slums, imparò a conoscere la cultura indiana e le caratteristiche della gente che avrebbe poi finito per amare intensamente. Nel libro sono raccontati gli episodi di vita burrascosa e malavitosa del protagonista che poi davanti alla morte che sfiora alcuni suoi amici fa un percorso all’interno di se stesso esaminando il bilancio della propria esistenza e arrivando a capire che nella vita bisogna combattere per ciò che si crede sia giusto e così riesce a costruirsi una vita onesta.
Un personaggio fondamentale nel romanzo è Abdel Khader Khan, una sorta di guru, un filosofo, una persona dotata di carisma, capace di insegnare al suo ateo interlocutore che Dio esiste in quanto impossibile. Khader delinea il primato di una sorta di mondo delle idee “ciò che possiamo "vedere" ad occhi aperti, in verità è pura illusione, laddove, l'impossibile, ciò che possiamo "vedere" ad occhi chiusi, è la realtà sostanziale”.Nelle oltre mille pagine di Shantaram, l’India non è una cartolina, una foto in bella mostra sul listino di un’agenzia di viaggi. Ci sono topi e cani randagi che al buio aggrediscono i passanti, umidità, odori di spezie mescolati alla puzza delle latrine all’aperto, gas di autobus, taxi, camion su Mahatma Gandhi Road, bambini che giocano nella spazzatura, catapecchie costruite con canne di bambù, stracci, fogli di plastica. Bombay: la meraviglia che nasce dalla fusione di orrore e poesia, dagli sforzi che ogni giorno quella porzione di umanità compie per sopravvivere nella miseria estrema. Però leggere Shantaram fa venire voglia di andare in India, leggendo il romanzo si ha voglia di provare quelle sensazioni descritte dall’autore. La lettura delle pagine scritte da Roberts fa venire voglia di sentire quell’abbraccio caldo di una città affollata, di vedere il lucente sfolgorio dei sorrisi della gente che pullula nelle strade di Mumbai, quei sorrisi che nonostante tutto sorridono.
La storia di Shantaram sembra pensata per il grande schermo, e infatti nel 2011 il romanzo approderà al cinema con un film che avrà come protagonista Johnny Depp. I diritti per lo sfruttamento cinematografico dell'opera letteraria sono stati acquistati dallo stesso attore e dalla Warner Bros.
In attesa del film vi consigliamo di leggere questo splendido libro che vi farà addentrare nella vera India in un viaggio che difficilmente si dimenticherà.

giovedì 3 giugno 2010

Incontro con Pierpaolo Di Nardo, autore di "India dal sud, nella terra degli dèi"


Domani, Venerdì 4 Giugno, alle ore 19.00 sarà presentato il libro dello scrittore/viaggiatore Pierpaolo Di Nardo “India del Sud, nella terra degli Dèi”.
L’incontro si terrà in Liberrima nel cortile alla presenza dello scrittore.
Il libro si presenta come una guida al viaggio in India, all’interno sono raccolti quindici anni di viaggi con disegni e fotografie, descrizione di cerimonie sacre vissute nei templi, appunti sul teatro, sul cinema e sulla spiritualità dell’India.
Di Nardo racconta dei suoi viaggi indiani, dei chilometri percorsi a piedi nelle campagne tropicali del Maharastra, del tempo sospeso sulle acque immobili delle backwaters del Kerala, del traffico creativo di Mumbai e quello flemmatico dei mercati delle tribù dell'Orissa, dei meravigliosi templi medievali del Karnataka e delle danze e dei canti dei pellegrini nelle città storiche del Tamil Nadu. Attraverso parole e immagini Di Nardo descrive l'ombra delle palme delle spiagge di Goa, il paradiso marino delle Isole Laccadive e delle Isole Andamane, il non-luogo di Bollywood, dove il cinema diventa città e la città si fa cinema.
Nel libro ci sono anche cartine, itinerari classici o inconsueti raccontati in prima persona, approfondimenti culturali sulla storia e sulla vita religiosa del paese. Il libro-guida di Pierpaolo Di Nardo è uno straordinario strumento per approfondire e avvicinarsi al complesso universo indiano, per cercare di coglierne gli aspetti più contraddittori ma anche quelli più emozionali. L’autore, prima viaggiatore e accompagnatore di viaggi, poi silenzioso osservatore e infine narratore, ha vissuto a Delhi e Calcutta, ha percorso migliaia di chilometri in tutto il Subcontinente, ha trascorso infiniti giorni nei silenzi dell’Himalaya, in Ladakh, ospite di monaci buddisti conoscendo star di Bollywood e capi villaggio. Di Nardo mette a disposizione del lettore i suoi racconti di viaggio, le sue esperienze di vita e le sue riflessioni sulla “via indiana”.
Il libro è edito da Polaris, una casa editrice specializzata nei viaggi e itinerari di viaggi. I volumi di Polaris sono costruiti e scritti con dedizione e amore per i particolari, al lettore vengono offerti spunti e consigli per i viaggi contornati da fotografie dei posti descritti. Polaris mira a tracciare itinerari nuovi ed alternativi per accompagnare percorsi classici con delle novità inedite.
L'appuntamento è per domani nel Cortile di Liberrima per lasciarsi incuriosire dal fascino dell'India.

martedì 1 giugno 2010

L'India raccontata


Fin dai tempi antichi l’india ha ispirato la creatività degli scrittori autoctoni e stranieri.
L’ampia letteratura filosofica e religiosa indiana ha conosciuto un crescente successo anche in Occidente a partire dagli studi degli orientalisti dell’'800 e, più di recente, in virtù di mode e tendenze culturali che guardano all'India come al serbatoio inesauribile di ogni saggezza. Autori novecenteschi citano i grandi maestri Gaudapada, Shankara, Ramanuja e le loro scuole.
Tra gli scrittori indiani moderni, attivi sia in lingue indiane che in inglese ricordiamo Rabindranath Tagore, autore di poesie romanzi saggi e racconti che vinse il Premio Nobel nel 1913 e Muhammad Iqbal , scrittore e riformista religioso che scrisse poesia in urdu e in persiano. A partire dal secondo dopoguerra sono emersi numerosi autori che esprimono l'incontro/scontro dell'India arcaica con la modernizzazione, come R.K. Narayan e la letterata, linguista, sociologa e scrittrice Durga N. Bhagvat.
A partire dagli anni '80 hanno riscosso fama mondiale alcuni narratori di espressione inglese e di origini indiane come Anita Desai, H. Kureishi, Wikram Seth, Arundhati Roy e soprattutto Salman Rushdie e V.S. Naipaul che vinse il Premio Nobel 2001. Questi narratori hanno vissuto perlopiù in Occidente e insieme hanno costruito quella che oggi è definita "letteratura anglo-indiana" e che rappresenta il ramo più consistente della letteratura post coloniale di area inglese.
Tra gli altri autori che hanno rivelato l’interessante mondo dell’India ci sono autori d’inchiesta come Indra Sinha che ha raccontato il disastro ambientale del 1984 avvenuto a Bhopal per una fuga di gas da una fabbrica e autori come Vikas Swarup, il diplomatico e scrittore autore del romanzo “Q&A" che sta per "questions and answers", il cui titolo tradotto in italiano è "Le dodici domande". Da questo romanzo è stato tratto il film da Oscar “The Millionaire”.
L’India è un serbatoio di novità culturali, artistiche e letterarie, un esempio è la graphic novel di Amruta Patil che riscuotendo molto successo in tutto il mondo.
Numerosi autori occidentali hanno dato rilievo alla terra indiana facendocela scoprire attraverso il loro sguardo. Gregory David Roberts ha scritto lo splendido “Shantaram” in cui descrive quei sorrisi indiani che nonostante tutto non smettono di sorridere, mentre lo scrittore spagnolo Javier Moro è l’autore del libro “Il sari rosso” dedicato all’italiana Sonia Gandhi.
L’India è il paese che per eccellenza ha ispirato le fantasie esotiche degli italiani. Da Salgari a Terzani l’India ha suscitato grande interesse nei nostri scrittori che ne sono rimasti affascinati e l’hanno raccontata. Alcuni autori italiani che attraverso la loro scrittura ci hanno fatto vivere l’India sono Pasolini autore de “L'odore dell'India”, Moravia autore di “Un' idea dell'India”, Roberto Calasso autore di “Kha”, best seller anche in India.
Tiziano Terzani ci ha donato il suo sguardo disincantato da vero reporter lasciandoci un’immagine realistica del paese indiano, di cui ha raccontato le bellezze e le storture.
Anche la cinematografia ha guardato con interesse l’India. Esemplare rimane il contributo del grande regista Roberto Rossellini che nel territorio indiano ha girato dei bellissimi documentari.