venerdì 28 maggio 2010

Nanda, l'amica dei cantautori


Fernanda Pivano è stata giornalista, scrittrice, traduttrice e critica musicale, la sua ricca e poliedrica attività l'ha portata ad essere testimone di avvenimenti e personaggi letterari profondamente radicati nella cultura del secolo passato.
La Pivano è stata una figura di rilievo nella scena culturale italiana, protagonista e testimone dei più interessanti fermenti letterari del secondo novecento, amica, ambasciatrice e complice di autori leggendari, a lei si deve la pubblicazione e la diffusione in Italia degli autori della cosiddetta Beat Generation.
Attraverso i saggi e le traduzioni della Pivano l’Italia ha conosciuto i maggiori autori americani della seconda metà del Novecento tra cui Fitzgerald, Lee Masters, Kerouac, Ginsberg, Hemingway fino agli autori della Beat. Negli anni cinquanta si recò per la prima volta in America per incontrare i maestri della narrativa. Scoprì un mondo nuovo fatto di sogni, ideali, valori, si avvicinò al pacifismo di Norman Mailer, maestro riconosciuto della narrativa americana, amato e contemporaneamente odiato dalla beat generation degli anni sessanta.
Nel libro “I miei amici cantautori” sono raccolti i contributi della Pivano su cantautori conosciuti dalla scrittrice nel corso della sua vita. I due curatori Sergio Sacchi e Stefano Senardi tentano di spiegare l’amore che la Pivano ha provato per musicisti e cantautori, e attraverso un’intervista all’autrice cercano di scavare sino ai primi rapporti di Fernanda Pivano con la musica.
L’avvio del libro non è affidato ad un musicista, ma ad un evento storico: Woodstock, riletto sul “Corriere della Sera” in occasione della visita di Michael Lang all’Università Bocconi di Milano per presentare il film “My Generation”. Inizia poi la “presentazione” dei musicisti, un viaggio nello spazio e nel tempo: dall’Olimpo di Dylan, letto come poeta e profeta di una generazione, a De Andrè colto mentre musicava l'Antologia di Spoon River, viene riportata l’introduzione redatta per “De Andrè il corsaro” in cui la Pivano affronta l’annoso confronto tra Dylan e Fabrizio. Poi si giunge a personaggi più recenti come Vasco Rossi, Jovanotti, Ligabue e Vinicio Caposella. Si parla anche di Jim Morrison, del quale sottolinea il profondo lato poetico, di Kurt Cobain, Bruce Springsteen, Laurie Anderson, Lou Reed e Francesco Guccini in un’inedita intervista sui rapporti del cantautore di Pavana con l’America e la letteratura statunitense.
Fernanda Pivano ha voluto semplicemente raccontare il suo pensiero su determinati cantautori e soprattutto su determinati amici cantautori, personaggi e leggende musicali che la “Nanda” ha conosciuto, intervistato e analizzato nei loro versi.
Gli scritti della Pivano presentano tutti il suo caratteristico stile, uno stile nostalgico ed entusiasta allo stesso tempo. Questo libro è indicato per tutti coloro che amano la buona musica e la buona cultura italiana, di cui la scrittrice rappresenta un personaggio fondamentale.
Il suo amore per la musica portò la scrittrice a partecipare al video di Luciano Ligabue, “Almeno credo”, e a condividere la realizzazione del disco di Morgan omaggio-remake a De Andrè, “Non al denaro, non all'amore né al cielo”.
Gli amori artistici di Fernanda Pivano sono uniti nello spettacolo “La canzone di Nanda” di Giulio Casale, diretto da Gabriele Vacis e tratto da “Diari 1917-1973” della Pivano e pubblicato da Bompiani. La narrazione sarà sottolineata da momenti musicali che percorreranno le tappe più importanti degli artisti legati alla beat generation e dei loro più significativi eredi. Lo spettacolo è una rappresentazione teatrale e musicale dettato dalla forza e dal valore che ha ispirato la vita di Nanda: il valore della “Pacifica Rivolta”.
Casale, amico della Pivano, canta Bob Dylan sulle immagini dell’America che sorpresa e risvegliata conosceva l’anarchia pacifica dei beat e poi le rivolte culturali degli anni sessanta; racconta dei reading di Allen Ginsberg e Gregory Corso, il silenzio di Jack Kerouac, il delirio lucido di William Burroughs. E poi racconta di Fabrizio De André, che Nanda definiva “il più grande poeta italiano del Novecento”, di Woody Guthrie e Luigi Tenco e Jacques Brel.



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