giovedì 27 maggio 2010

De Andrè tra le pagine dei libri


Fabrizio De Andrè rivive non solo nel suo patrimonio artistico di poesie musicate e cantate, ma anche nella critica letteraria di autori e scrittori che riconoscono vera arte letteraria alla sua opera musicale.
Dopo più di dieci anni dalla morte del grande autore della canzone italiana del Novecento la curiosità verso la sua poetica non si placa, anzi si cerca sempre più di scavare nella vita di De Andrè per scoprire dettagli sulla sua arte.
Il tesoro originale del suo pensiero, la sua filosofia anarchica che l'ha guidato su sentieri "eretici" e "disobbedienti" rivivono oggi nella scrittura di chi ha conosciuto il Faber o di chi semplicemente una volta incontrata la sua musica ha deciso di non lasciarla più.
Dalle pagine dei libri su De Andrè emergono la sua inconfondibile voce, la sua ironia e quel suo modo di amare la vita.
Il poeta degli sconfitti viene, così è chiamato De Andrè da chi vuole testimoniare come il cantautore sia stato sempre vicino ai poveri, ai barboni, agli outsiders, agli uomini.
La laicissima religione dell’uomo vissuta da De Andrè è richiamata da un discusso prete, il prete del marciapiede Don Gallo.
Don Andrea Gallo è uno di quei sacerdoti che sa stare tra i poveri e i barboni, e nel suo libro “Così in terra, come in cielo” scrive Laudate homine, mettete al centro l’uomo. Don Gallo nelle pagine del suo libro parla del pensiero di De Andrè come il Quinto Vangelo da seguire. Secondo Don Gallo le canzoni di De Andrè sono la sintesi del Vangelo di Gesù, la poesia musicale diventa coscienza civile, comprensione umana, preghiera smisurata, guerra alle ipocrisie, amore per i perdenti e i derelitti. L’emarginazione può essere uno stato di grazia, perché sottrae al potere, quindi al fango, e avvicina al punto di Dio.
Un altro libro che delinea il pensiero di De Andrè è “Fabrizio de Andrè, Amico Fragile” di Cesare G. Romana, già a partire dall’introduzione il cantautore genovese è ritratto dal suo amico nella sua etica controcorrente, nella bellezza eretica e sassosa della sua “cattiva strada”, dove valgono solo le leggi che ciascuno si dà, non quelle fabbricate dal potere e calate dall’alto.
IL libro affronta in modo organico la concezione della vita e dell'arte di Fabrizio De André, il filo rosso dell'individualismo libertario che spiega le sue scelte artistiche ed esistenziali, si scoprono i legami profondi tra il suo pensare e i testi delle sue canzoni.
Un'altra opera che racconta del Faber è il libro scritto da Alessandro Sinopoli che in “Anime salve” descrive le tappe del percorso artistico e discografico del cantante di Genova.
I racconti e le originali interviste di Fernanda Pivano hanno arricchito di intimità e di aneddoti la vasta bibliografia su De Andrè. La Pivano è stata una delle poche a “rubare” un’intervista a De Andrè e fino alla sua morte ha elogiato il pensiero del cantautore. Nei libri della Pivano emerge un De Andrè robusto e coerente, poeta della follia e della diversità, amante della vita, maestro di melodie e di comunicazione artistica. Tra i libri della Pivano Liberrima consiglia “I miei amici cantautori”, in cui vi è un bel riferimento al suo amico De Andrè.

Canzone dell'amore perduto



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